3 segreti incredibili degli antichi Giochi Olimpici (che non troverai sui cartelli)

Ogni quattro anni il mondo intero si ferma a guardare le Olimpiadi. Quando cammini tra le rovine dell'antica Olimpia, calpesti esattamente la terra dove tutto è cominciato, nel 776 a.C.
Le targhe in pietra del sito riportano date e termini architettonici, ma la vera magia di Olimpia sta nei drammi umani, negli scandali e nei capolavori di ingegneria dietro ai Giochi. Ecco tre delle nostre storie preferite dell'audioguida di Olympia Back in Time, che lasciano sempre i visitatori senza parole.
1. Il puzzle gigante: come fu costruita davvero la statua di Zeus
Alta oltre 12 metri, la statua di Zeus in oro e avorio era una delle Sette Meraviglie del mondo antico: così grande che, se Zeus si fosse alzato in piedi, avrebbe sfondato il tetto del tempio con la testa.
Ma ecco cosa sorprende la maggior parte dei visitatori: il grande scultore Fidia non realizzò la statua dentro il tempio di Zeus. Costruì invece un laboratorio separato, appena fuori dal recinto sacro, con esattamente le stesse dimensioni e la stessa luce dell'interno del tempio. Una volta completata l'enorme statua nel laboratorio, gli artigiani la smontarono pezzo per pezzo, trasportarono le parti in oro e avorio attraverso il santuario e rimontarono l'intero colosso all'interno del tempio di Zeus! Oggi, trovarsi davanti al laboratorio di Fidia, ancora in piedi, e vedere l'immensità della statua di Zeus in 3D con i nostri occhiali VR è il momento «wow» numero uno per i visitatori.
2. La «passeggiata della vergogna»: quando gli imbroglioni pagavano la propria umiliazione
Ci piace immaginare gli atleti antichi come nobili eroi che gareggiavano solo per una corona d'ulivo, ma la natura umana non è cambiata molto in 2.500 anni. Corruzione e imbrogli esistevano eccome, e quando un atleta veniva scoperto era il peggiore dei disonori.
Invece di limitarsi a squalificare l'imbroglione, i giudici olimpici lo colpivano dove faceva più male: nel portafoglio e nell'orgoglio. Gli imbroglioni scoperti dovevano pagare di tasca propria statue di Zeus in bronzo, chiamate Zanes. Queste statue erano allineate lungo il muro di pietra appena fuori dal tunnel a volta che porta allo stadio. Sui piedistalli erano incisi il nome dell'imbroglione, quello di suo padre e la sua città, come monito per ogni atleta che entrava in pista: la vittoria si conquista con i piedi veloci, mai con il denaro.
3. La scappatoia che rese una principessa spartana la prima campionessa olimpica
Nell'antica Olimpia le regole per le donne erano severe: alle donne sposate era severamente vietato gareggiare ai Giochi Olimpici, e persino assistervi.
Eppure, nel 396 a.C., una donna della casa reale di Sparta di nome Cinisca trovò una geniale scappatoia. Nella prestigiosa corsa dei carri a quattro cavalli (il tethrippon), la corona olimpica non andava all'auriga che teneva le redini, ma al proprietario e allevatore dei cavalli, che non doveva nemmeno trovarsi nello stadio! Cinisca allevò e addestrò una quadriga imbattibile, la iscrisse ai Giochi e vinse due volte (nel 396 e nel 392 a.C.), entrando nella storia come la prima donna a conquistare una vittoria olimpica.